Crisi economica o rivoluzione? Il mercato che si evolve…

Fino al 2007/2008 il mercato italiano ha registrato una crescita continua in quasi tutti i settori dell’economia, tradizionali o innovativi.

Anche in passato ci sono state crisi economiche importanti, che hanno creato un rallentamento di quasi tutte le attività imprenditoriali. Dopo poco tempo la crisi veniva superata per registrare una crescita che portava lo standard economico medio al di sopra dei livelli antecedenti alla crisi.

Si sono alternati, in sintesi, periodi di crescita maggiore e momenti di stallo o recesso, puntualmente superati da una ripresa repentina.

A distanza ormai di oltre 10 anni, la crisi economica è stata superata, ma ha lasciato profonde cicatrici, per quanto riguarda sia le imprese, sia i professionisti, che hanno visto ridursi l’ampiezza del loro business. Le attività imprenditoriali italiane che hanno resistito alla crisi sono adesso più forti e capaci di generare valore. Oltre a risentire della crisi, molti settori hanno subito riforme normative costituenti un fattore fondamentale per l’accelerazione delle dinamiche concorrenziali.

La domanda che ti poniamo è la seguente: si tratta effettivamente di una crisi? Una crisi economica presuppone un periodo di stallo o rallentamento cui però poi segue una ripresa che riporti la situazione economica su livelli maggiori di quelli antecedenti alla crisi. Tale ripresa oggi stenta ad esserci per tutti e, il ritorno alla crescita a livelli pre-crisi riguarderà sono quelle imprese che hanno saputo cogliere i segnali del cambiamento.

La verità è che oggi siamo di fronte ad una vera e propria rivoluzione che non ha uguali nella storia economica recente. La rivoluzione in atto è quella digitale che ha stravolto le più comuni regole imprenditoriali ed economiche.

Imprenditori e professionisti si sono trovati spesso impreparati di fronte alla nuove sfide del mercato digitale. Se la globalizzazione degli anni ’90 aveva gettato le basi per un nuovo forte sviluppo del commercio internazionale, la rivoluzione digitale che ha accompagnato la crisi economica ha rappresentato il segnale che si è superato il paradosso di Solow (“Si può vedere l’era dei computer dappertutto, tranne che nelle statistiche di produttività”, Robert Solow 1987) e che siamo entrati pienamente nell’era dell’economia digitale.

Basti pensare ad esempio al ruolo dell’informazione oggi e alle modalità con cui oggi noi tutti raccogliamo ed usufruiamo delle informazioni. L’avvento di Internet prima e del Mobile dopo ha completamente stravolto la creazione, gestione e diffusione dell’informazione rispetto a quanto accadeva solo qualche decennio fa.

Eppure il concetto di informazione è sempre lo stesso: “Informare” dal latino “informare” «dar forma», «istruire», e quindi «dare notizia». È cambiato radicalmente il ruolo che oggi essa ricopre nell’ambito della cosiddetta “Economia Digitale”.

Nel libro del 1859 “L’origine delle specie”, Darwin scriveva: “Non è la specie più forte che sopravvive, né la più intelligente, ma la più reattiva ai cambiamenti“. Le imprese ed i professionisti che operano nel mercato globale non sono dissimili dai dinosauri, infatti quelle di esse che non si adattano ai cambiamenti sono destinate fatalmente a scomparire.

Per essere competitive le imprese devono essere in grado di adattare la loro struttura organizzativa, così come il loro sistema informativo, in modo rapido per cogliere le nuove opportunità di business. Allo stesso modo i professionisti devono adeguare il proprio lavoro per far fronte alle nuove esigenze di fruizione delle proprie competenze, da parte dei propri clienti. Tutti, imprese e professionisti, devono essere capaci di generare informazione in modo rapido ed efficace.

Non siamo dunque nel pieno di una crisi economica. Stiamo vivendo un vero e proprio cambiamento epocale, che ci sta portando verso la completa realizzazione dell’economia digitale.

Di fronte ai cambiamenti c’è chi si oppone ed è destinato a fare la fine dei dinosauri e chi invece si informa, si mette in discussione, cambia il proprio modo di lavorare. Quest’ultimi cavalcano i cambiamenti e diventano protagonisti dell’economia digitale senza subirla.

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